In cammino verso il paradiso

 

 


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Arrivato a Pieve di Coiano, la Pieve dei Santi Pietro e Paolo, s’imponeva muta e ricca di una storia millenaria lungo la Via Francigena, di cui avevo letto in “Per la stessa ragione del viaggio, viaggiare” di Toscana Ovunque Bella.

Pensai all’importanza che ebbe in passato questa chiesa romanica, in quanto testimone del passaggio di milioni di pellegrini e mercanti, che si sono avvicendati nei secoli lungo questo antico cammino.

Questo percorso, un tempo, segnava il confine dei possedimenti della famiglia Medici con i territori delle sue eterne rivali: Pisa e Siena. Nel 1503 fu la Guardia Svizzera a passare di qui, partendo dal Canton d’Uri, per svolgere il servizio di scorta personale di papa Giulio II a Roma.

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Mi apprestai sul viottolo sterrato attiguo alla pieve, dove lungo il sentiero correvano degli uliveti. Mi imbattei poi in alcuni vigneti da un lato, e un antico casolare con i polli che beccavano liberi nell’aia dall’altro.

D’un tratto, un immediato senso di pace e tranquillità, mi fece riscoprire i rumori della natura: il canto delle allodole; i fruscii furtivi di piccoli animali che si nascondono tra i cespugli; il brusio di qualche cetonia tardiva che danzavano nell’aria.

I miei piedi camminavano sicuri lungo un dolce sali e scendi collinare, ma i miei occhi si persero tra le vallate circostanti, popolate da boschi lussureggianti e campi arati dalle forme bizzarre. Ogni tanto lungo il sentiero, passava un ciclista a bordo di una mountain bike, e salutava con un cenno della testa, mentre si detergeva la fronte imperlata di sudore, o bevendo da una borraccia. Pensai, “Chissà, dove l’avrà riempita”.

“Forse da qualche sorgente d’epoca Etrusca che ho saputo si trova nella zona”, ma poi mi venne in mente che lungo il percorso erano presenti dei punti acqua per i pellegrini.

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Giunsi poi di fronte a una macchia boschiva, dove il sentiero procedeva scavato nel tufo come un canyon. Entrando nel bosco percepii l’odore della terra, non so perché ma mi tornò alla mente il cantico della Divina Commedia in cui si cita la Selva Oscura. Il sentiero iniziò nuovamente a salire, fino al termine del boschetto. Ero arrivato in Paradiso.

Davanti a me una verde radura mi introdusse tra le dolci colline toscane, che fino agli anni Sessanta erano popolate da contadini e allevatori. Il sole stava scaldava il mio corpo, facendo fluire in me un’energia positiva, che mi ripulì dallo stress. Sentendomi rinato, provai una sensazione di gioia che sentivo il bisogno di condividere con qualcuno.

Oggi qui è rimasto solo il Genius Loci, che accoglie chi ama il contatto con la natura, offrendo l’opportunità di scattare fotografie indimenticabili del paesaggio circostante: paesi incorniciati da file di cipressi severi; vallate in tutte le gradazioni di verde interrotte solo dai calanchi e da piccoli specchi d’acqua; vigneti di Chianti DOCG.

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Camminai ammaliato da tanta bellezza, fintanto che non incontrai una signora che stringeva la mano del suo nipotino, mentre usciva dalla casa che si affacciava sul sentiero. Ci sorridemmo. Fu lei a prendere la parola per prima.

«Buongiorno, e tu d’indove vieni?» mi chiese un po’ sorpresa la signora, mal celando un forte accento toscano.

«Buongiorno! Sono partito dal Passo della Cisa, in Lunigiana, dove ha inizio il tratto toscano della Via Francigena» risposi sorridendo al bambino, che timidamente si era nascosto dietro alla gonna della nonna.

«Accidenti, l’è distante da qui eh? Sarai stanco… Hai mangiato?», chiese con quel fare preoccupato che hanno le nonne in Italia quando qualcuno non mangia. «L’è già passato il tocco da un pezzo», disse la donna battendo ripetutamente l’indice sul piccolo quadrante del suo orologio.

«No. Ancora non ho pranzato», e sentii il mio stomaco gorgogliare all’idea di un pasto caldo.
«Ma vieni, giù, vieni in casa che ho fatto la polenta con il cinghiale. Ti piace?»

«Grazie signora» sorrisi. «Deve essere buonissimo, ed è molto gentile da parte sua». Apprezzai la sua cortese ospitalità ma volevo arrivare a Sana Maria a Chianni per pranzare, e godermi l’aria aperta. «Non si preoccupi, nel mio zaino ho ben due panini belli imbottiti».

«Va bene, va» rispose sorridente. «Fai a modino eh! Mi raccomando. Buona giornata!»

«Arrivederla signora! Ciao piccolo!» sorrisi di nuovo al bambino che faceva ciao con la manina, mentre mi osservava allontanarmi camminando.

Finalmente avevo avuto modo di poter scambiare due parole con una persona come non se ne incontrano più. Proseguii il mio cammino con il cuore gonfio di felicità, accompagnato da una lunga fila di alti cipressi che costeggiava il sentiero.

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