San Quirico d’Orcia: un borgo figlio della Via Francigena

 

 


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San Quirico è uno dei cinque Comuni di cui è formata la Val d’Orcia, uno dei più spettacolari paesaggi toscani, che a differenza degli altri è stato modellato dall’uomo per rendere coltivabile un’area formata da ripidi calanchi. Da qui le inconfondibili colline dai fianchi morbidi, oggi ricamate con file di cipressi e deliziosi borghi.

San Quirico è a metà strada tra Siena e Roma, e per questo, nel 990 d.c. fu attraversata dall’Arcivescovo Sigerico durante il suo cammino di ritorno a Canterbury. Da quel momento, San Quirico si trova sulla direttrice della Via Francigena, subito a nord del punto in cui diventa dominio papale.

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La Francigena segna le sorti e la topografia di questo borgo: il suo centro è costruito attorno alla Via che i pellegrini hanno attraversato per secoli. Avendo un costante passaggio di viandanti, San Quirico si è dotata nei secoli di alcuni spazi di accoglienza ed ospitalità, sia fisica che spirituale.

Così la Chiesa di Santa Maria Assunta ha il portale d’ingresso non sulla facciata frontale ma sul fianco laterale, che dà proprio sulla Via, per essere immediatamente trovata dai pellegrini. È una piccola chiesa romanica, ma il portale è lavorato in maniera raffinata, prodotto dagli stessi scalpellini dell’abbazia di Sant’Antimo.

Proprio di fronte alla chiesa, sull’altro lato della strada, da un arco si accede allo Spedale, una delle tante “succursali” che il grande Spedale della Scala di Siena aveva lungo il tratto di Francigena toscano.

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I pellegrini necessitavano rifugio e cure, per cui lo spedale si era dotato anche di terreni dove coltivare alimenti per i molti visitatori. Altro luogo di accoglienza ed ospitalità sono gli Horti Leonini, a cui si accede attraverso tre ingressi, uno dei quali posto proprio davanti alla chiesa di Santa Maria Assunta.

Era tutto a portata di mano per i viandanti, dal ristoro fisico, a quello spirituale. Gli Horti Leonini, creati dall’architetto Diomede Leoni, sono un bell’esempio di giardino all’italiana dove le siepi di bosso che formano una croce di Malta, lasciano spazio ad un bosco di lecci.

A vegliare sull’incontro tra il giardino costruito e quello naturale, è la statua bifronte di Giano, una divinità che i romani erano soliti porre sugli incroci, in segno di buona fortuna. Agli Horti si può accedere liberamente, e così è sempre stato, perché questo luogo doveva offrire ai pellegrini un momento intimo per ritrovare il raccoglimento spirituale.

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Continuando a percorrere il tratto di Francigena che attraversa San Quirico, si trovano altri due importanti edifici: la Chiesa dedicata ai martiri Giulitta e Quirico e Palazzo Chigi Zondadari. Anche la Collegiata dei Santi Quirico e Giulitta si presenta con il portale d’ingresso rivolto verso la strada. Quirico era il figlio di Giulitta, ed entrambi vennero uccisi perché cristiani e perché non vollero abiurare. Un’anima così pura come quella di un bambino non poteva che diventare simbolo e nome di questo paese.

Sulla piazza della Collegiata si impone infine un bellissimo palazzo che sembra essere stato trasportato direttamente dal centro di Roma. È infatti il Palazzo Chigi Zondadari, voluto dal cardinale Flavio Chigi nel 1679.

Leggendo la storia del Cardinale Nepote sul sito di Toscana Ovunque Bella, ho scoperto che per questo palazzo era stata inizialmente scelta come sistemazione proprio la cornice degli Horti Leonini, ma poi fu costruito sulla piazza della Collegiata dove non esistevano vincoli di spazio per realizzare un edificio ancora più splendido. Sono effettivamente bellissimi gli interni, e soprattutto gli affreschi dei saloni e dei corridoi che raffigurano scene bucoliche e cieli stellati con le costellazioni ed i segni zodiacali.

San Quirico è uno splendido esempio di come attraversare un borgo toscano si possa tradurre in un’esperienza storica interessante.

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